PAESTUM WINE FEST

L’enoturismo come non lo avete mai letto nel verbo di Malinda Sassu

di Valentina Taccone

Giornalista enogastronomica, sommelier e interprete o, in una parola, per meglio dire due, parliamo di Malinda Sassu. Fine esploratrice di territori, storie e progetti che partono dalle origini per profondersi in ogni parte del mondo, aprendo scenari interessanti per gli esploratori che del vino e del turismo, ne hanno fatto pane quotidiano. A Community, Malinda Sassu, racconta e si racconta,e mettendosi, per questa volta, dall’altra parte della barricata comunicativa.

Vino, viaggi e lifestyle per raccontare un territorio e tutte le sue ricchezze. La Gazzetta del Gusto racconta tantissime realtà che sono attraenti per il lettore e per il viaggiatore, spesso coincidenti. Quanto è importante offrire un’esperienza di valore e in che modo le cantine possono davvero offrirla?

“Offrire un’esperienza di valore è essenziale per trasformare una semplice visita in cantina in un viaggio memorabile. Il vino non è solo un prodotto: è un racconto fatto di terra, tradizioni, persone e innovazione. Per riuscire in questo, le cantine devono diventare ambasciatrici del territorio, creando percorsi immersivi che coinvolgano tutti i sensi. Dalla degustazione guidata ai laboratori sul campo, ogni dettaglio dovrebbe essere studiato per trasmettere autenticità e unicità. La narrazione è centrale: il viaggiatore vuole scoprire il “dietro le quinte”, conoscere le storie che rendono un vino unico e sentirsi parte di un patrimonio che va oltre il bicchiere”

I numeri dell’enoturismo continuano ad essere in crescita. A che punto siamo in Italia? Le cantine sono pronte ad offrire un’esperienza indimenticabile?

“L’Italia è un punto di riferimento mondiale per l’enoturismo, ma c’è ancora tanto margine di crescita. Molte cantine hanno compreso l’importanza di abbracciare un approccio esperienziale, investendo in strutture ricettive, servizi personalizzati e attività che valorizzino il connubio tra vino e cultura locale. Tuttavia, non tutte le realtà sono allo stesso livello: alcune eccellenze sono già modelli da imitare, altre devono ancora integrare pienamente l’accoglienza enoturistica come parte della loro identità. La sfida è unire qualità, ospitalità e sostenibilità, creando esperienze su misura per un pubblico sempre più esigente e internazionale”

Eventi ed enoturismo sono due condizioni che si condizionano reciprocamente. Il Paestum Wine Fest, giunto alla sua quattordicesima edizione e confermando la sua location ai piedi dei monumentali Templi di Velia nel Parco Archeologico di Paestum, può essere un modello di indotto turistico per il Cilento e per la Campania?

“Assolutamente sì. Il Paestum Wine Fest rappresenta un esempio virtuoso di come un evento enologico possa diventare motore di sviluppo turistico per un’intera regione. La scelta di un luogo iconico come i Templi di Velia nel Parco Archeologico di Paestum rafforza il legame tra cultura, territorio e vino, creando un’esperienza che va oltre la degustazione. Eventi di questo tipo non solo attraggono appassionati e operatori del settore, ma stimolano la scoperta di una destinazione attraverso il suo patrimonio storico, artistico ed enogastronomico. È una sinergia che valorizza il Cilento e tutta la Campania, incentivando un turismo più consapevole e autentico”

Vino ma anche ristorazione, enogastronomia a tutto tondo. Che cosa cerca il viaggiatore nel suo itinerario di gusto e sapori?

“Il viaggiatore di oggi cerca esperienze autentiche che uniscano piacere e conoscenza. Non si accontenta più di assaporare un piatto o un vino, ma vuole capirne l’origine, i metodi di produzione e le storie che racchiudono. Vuole camminare tra i filari, assistere alla preparazione di ricette tradizionali, dialogare con i produttori e scoprire cosa rende unico un territorio. La gastronomia diventa il mezzo per entrare in contatto con una cultura, per questo è fondamentale che l’offerta sia varia, curata e capace di coniugare semplicità e qualità”

Ci sono dei modelli di turismo esperienziale, food&wine, ma anche lifestyle mi verrebbe da dire, che le cantine dovrebbero prendere d’esempio in Italia quanto all’estero?

“Certamente. All’estero, esempi come Napa Valley o la Rioja hanno trasformato le cantine in vere destinazioni turistiche, con servizi che spaziano dal wellness al lusso sostenibile, fino alle esperienze creative come pic-nic tra i vigneti o corsi di blending. In Italia, realtà come il Chianti o la Franciacorta hanno fatto scuola, ma il potenziale è ancora enorme. Le cantine dovrebbero puntare su proposte che intreccino vino, arte, natura e tradizioni, facendo rete con altre eccellenze locali per offrire pacchetti completi. Fondamentale è anche la digitalizzazione: la capacità di raccontarsi online con contenuti di qualità e di accogliere un pubblico internazionale”.