PAESTUM WINE FEST

Mercati, comunicazione, eventi e attualità: i quattro poli comunicativi di Davide Gangi nelle mire e nelle connessioni degli esperti di settore

di Valentina Taccone

Valorizzare il patrimonio enologico italiano con gli strumenti trasversali della comunicazione, degli eventi e del marketing e nel linguaggio universale e trasformazionale di  Davide Gangi, strenue alfiere dalla diffusione più autentica e profonda della cultura enogastronomica nazionale e internazionale.

Comunicazione, marketing ed eventi in Italia e all’estero: come rispondono i mercati e gli operatori ai trend e alle richieste diversificate per generazione dei consumatori? Come sta cambiando il mercato del settore wine?

“Negli ultimi anni, il mondo della comunicazione, del marketing e degli eventi ha subito una profonda trasformazione, sia in Italia che all’estero, per adattarsi ai nuovi trend e alle esigenze diversificate dei consumatori. Le differenze generazionali si sono rivelate una delle principali sfide, con ciascuna generazione che esprime valori, aspettative e stili di interazione distinti. I mercati si stanno evolvendo per rispondere in modo sempre più mirato e personalizzato. Le nuove generazioni sono particolarmente attente all’autenticità, alla sostenibilità e all’innovazione, preferendo storie coinvolgenti e brand che comunichino con trasparenza. Questi consumatori utilizzano prevalentemente piattaforme digitali e social media, favorendo esperienze interattive che li facciano sentire parte di un contesto più ampio e significativo. In questo scenario emerge un’esigenza sempre più marcata di trasmettere emozioni e connessioni autentiche. Al contrario, i Baby Boomer tendono a preferire un approccio più classico, caratterizzato da messaggi incentrati su qualità, tradizione e stabilità. Per gli operatori, quindi, la sfida è mediare tra comunicazioni moderne e approcci più tradizionali. Nel settore del vino, questa sfida si traduce in una combinazione di “tradizione e innovazione”. L’Italia, da sempre legata al concetto di vino come simbolo di cultura e territorio, promuove oggi esperienze come l’enoturismo, che avvicinano il consumatore al patrimonio storico e culturale delle regioni vinicole. Al contempo, i mercati internazionali stanno abbracciando un approccio più moderno, concentrandosi sul digital marketing, l’e-commerce e l’influenza dei social media. Questo avviene anche grazie al ruolo degli influencer e dei professionisti del settore che diffondono la cultura del vino nei mercati globali, tra cui quelli asiatici e nordamericani. Inoltre, l’industria vinicola sta vivendo un’evoluzione legata alla sostenibilità: l’interesse per vini biologici con packaging ecosostenibile è in costante crescita. Parallelamente, si moltiplicano esperienze di consumo che puntano sulla qualità e sull’autenticità. Gli eventi sul vino in Italia dovranno considerare la continua trasformazione del panorama enologico, rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più meticoloso, informato e curioso. Questi eventi devono puntare su una dimensione internazionale, coinvolgendo produttori e appassionati da tutto il mondo per favorire uno scambio culturale e una crescita del settore a livello globale. È fondamentale chiamare in causa i neofiti del vino, offrendo percorsi di degustazione sensoriale e workshop tematici che rendano il vino accessibile e coinvolgente. Bisogna abbattere le barriere di conoscenza, trasformando l’esperienza in un’occasione divertente e informativa, evitando un linguaggio tecnico o troppo specialistico. Favorire e incentivare l’interazione dei partecipanti, consentendo ai meno esperti di sentirsi più sicuri e aperti ad esplorare il mondo del vino, senza paura di commettere errori o sentirsi fuori luogo”

Arrivano come boomerang nuove tendenze che strizzano l’occhio a vini zero dealcolati? È davvero questa la nuova frontiera?

“Sì, i vini dealcolati, o “zero alcol”, stanno diventando una tendenza in forte ascesa, rispondendo all’esigenza di conciliare il piacere di una bevanda simile al vino con il controllo del consumo di alcol. I vini dealcolati o dealcolizzati stanno guadagnando crescente popolarità in mercati internazionali come il Nord Europa e gli Stati Uniti, oltre che in Paesi con una lunga tradizione vitivinicola. Il maggiore ostacolo resta il mantenimento delle caratteristiche organolettiche tipiche del vino, un punto cruciale per non compromettere la vera “esperienza del vino”. In mercati come l’Italia, dove il vino è fortemente legato alla cultura e alla tradizione, esiste ancora una certa resistenza verso i vini senza alcol. Tuttavia, questa barriera si sta gradualmente superando grazie all’innovazione tecnologica. Le aziende stanno investendo in nuove tecniche per perfezionare il processo di dealcolazione, cercando di soddisfare un pubblico che desidera godere del gusto del vino senza rinunciare alla socializzazione, ma preferisce alternative più responsabili. A mio avviso, non è corretto definire queste bevande come “vino”; sarebbe invece opportuno identificare una nuova collocazione e un nome appropriato per distinguerle”. 

Le nuove normative sul codice della strada e sui limiti di assunzione dell’alcol mettono in disaccordo l’opinione pubblica. L’occhio di Davide Gangi cosa mette a fuoco e dove guarda?

“Le nuove normative sul codice della strada riguardanti i limiti di alcol sollevano opinioni contrastanti, creando un dibattito tra chi le considera indispensabili per garantire la sicurezza e chi le percepisce come un’imposizione alla libertà individuale. Considerando l’introduzione di regole sempre più severe, ritengo sia fondamentale promuovere soluzioni alternative, come il potenziamento dei trasporti pubblici e l’ampliamento dell’offerta di servizi come taxi e car-sharing. Creare una rete di trasporti accessibili, sicuri ed economici potrebbe incentivare chi consuma alcol a scegliere opzioni responsabili per il ritorno a casa, evitando la tentazione di guidare sotto l’effetto dell’alcol. Questa strategia permetterebbe di conciliare due esigenze fondamentali: da un lato la protezione delle persone, dall’altro la libertà individuale di vivere le proprie serate fuori casa senza compromettere la sicurezza collettiva. L’introduzione di normative più severe, affiancata da una rete di trasporti responsabili, potrebbe rappresentare una soluzione vincente per ridurre gli incidenti senza sacrificare il divertimento e la libertà sociale. Altre soluzioni potrebbero essere le ordinazioni di vino al calice o la proposta di Assoenologi “Portami a casa” che consente di portare a casa una bottiglia di vino ordinata ma non interamente consumata”.

Da un ultimo report pubblicato, i dati dell’enoturismo crescono esponenzialmente. Gli eventi di settore quanto sono responsabili e quanto devono ancora fare per promuovere responsabilmente un territorio?

“Il boom dell’enoturismo riflette una trasformazione importante, dimostrando come il turismo legato al vino non sia più un fenomeno di nicchia ma una leva cruciale per lo sviluppo territoriale. Gli eventi di settore, in passato focalizzati prevalentemente sulle degustazioni, sono oggi un potente strumento di promozione e valorizzazione dei territori vinicoli. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare per garantire che tali esperienze siano sostenibili e rispettose dell’ambiente. Sempre più eventi si stanno orientando verso la sostenibilità, offrendo esperienze che valorizzano non solo il vino ma anche i paesaggi, la biodiversità, le tradizioni locali e le pratiche artigianali. Festival, fiere e degustazioni sono spesso integrati con visite ai vigneti, percorsi turistici e iniziative che sensibilizzano i partecipanti alla tutela del territorio. Nonostante questo impegno, alcune manifestazioni continuano a concentrarsi sull’aspetto spettacolare e commerciale, trascurando l’importanza del rispetto delle risorse locali. Per promuovere un enoturismo realmente sostenibile, è necessaria una collaborazione tra produttori, enti locali e comunità, con un coinvolgimento attivo a 360 gradi. L’obiettivo è favorire una crescita armoniosa che salvaguardi il patrimonio culturale e naturale, integrando pratiche ecologiche, materiali riciclati e sistemi di trasporto green. Questo approccio eviterebbe gli impatti negativi del turismo di massa, promuovendo al contempo un modello di sviluppo duraturo e responsabile”.